Con Ferrovie Nord Milano tra nepotismo e peculato viaggi sino in Slovacchia

Nessuno indaga le propaggini internazionali di scandali e peculati come quello delle Ferrovie Nord Milano. Eppure, inosservato per tre decenni, il nepotismo di notori personaggi del nostro sottobosco imprenditoriale ha segnato i registri ditte slovacchi e cechi. Perché allora vantarci del florido interscambio commerciale col bel paese?

Le fortuna della famiglia Achille comincia col padre Norberto che, facendosi da solo, è diventato uno dei maggiori dirigenti industriali del paese.  La sua pluriennale carriera nella gestione di produzioni aeronautiche, mezzi agricoli ed autovetture lo rende, a cavallo dei due secoli, uno dei più quotati tecnocrati del paese. Ciò nonostante, o forse proprio per questo, scende nell’agone politico assumendo la dirigenza dell’assessorato ai Trasporti ed alla Mobilità di Milano. La giunta è quella del sindaco Gabriele Albertini ed il neo assessore entra in quota alla Lega. L’altruistico impegno nella gestione della cosa pubblica frutta a Norberto, in meno di due anni, l’incarico di presidente delle Ferrovie Milano Nord SpA, la holding che controlla la Trenord.

I capoccioni di Benito Mussolini & Marco Achille
I capoccioni di Benito Mussolini & Marco Achille

Marco suo figlio è, invece, un dottore commercialista senza particolare vocazione per i numeri o le scartoffie. Al lavoro di ufficio preferisce quello di rappresentanza sebbene la sua aggressività lo renda, per quanto si dice in giro, un pessimo negoziatore. Sia come sia, il nostro Marco inizia ad fare business in Slovacchia nel 2013. Il rampollo degli Achille è diverso da tutti gli altri giovani italiani che operano in Slovacchia. Marco non è un piccolo o medio imprenditore. Nemmeno l’impiegato di una multinazionale. E’ amministratore di una influente quanto misconosciuta società immobiliare nell’est del paese.

 

le scarpe su misura di Marco Achille
le scarpe su misura di Marco Achille

Sfoggia scarpe di coccodrillo fatte su misura. La sua collezione di orologi farebbe invidia a James Bond.  E’ arrogante e ostenta gli illeciti privilegi di cui gode in virtù del ruolo ricoperto da suo padre. Eppure le sue trasferte estere non hanno mai destato l’attenzione che avrebbero meritato. Ma per capire la natura dei suoi interessi e delle sue frequentazioni occorre prima capire bene chi è suo padre e quale sia stata la sua caratura morale. O almeno quella che si può dedurre dalle informazioni pubblicamente disponibili.

Norberto: un padre noioso e potentissimo

Laurea in ingegneria industriale, con specializzazione in aeronautica spaziale, al Politecnico di Milano. Master in Business Administration presso la Warton School di Philadelphia e in Executive Management presso la Motorola University di Chicago. Norberto Achille è stato responsabile di Direzione di Agusta Elicotteri e Fiat Trattori, Vice Presidente di Alfa Romeo e Direttore Generale di Italtractor/Finmeccanica.

Marco Achille emulo di James Bond
Marco Achille emulo di James Bond

Dal 1992 al 1997 è Amministratore Delegato di ABB SPA. Assessore ai Trasporti e alla Mobilità del Comune di Milano dal 1997  al 1998. Fino al 2015 Presidente delle Ferrovie Nord Milano e FNM Esercizio. E’ persino, Cavaliere e Commendatore della Repubblica Italiana.  Ma chi è invece, e per davvero, il figlio di cotanto padre?

Marco Achille: “lottare per non abbandonarsi alla violenza”

Su internet è possibile leggere una agiografia di Marco Achille. Anche lui come Mario Bertuccio [l’imprenditore catanese finito in galera in Repubblica Ceca per le truffe carosello imbastite tra Italia e Slovacchia] ha promosso pubblicamente attività benefiche. Bertuccio faceva finta di raccogliere fondi per i giovani malati gravi ospedalizzati non si sa bene dove. Marco Achille fa invece pubblicità al boxing club boxisland di Milano con la scusa del recupero di non si sa bene quali giovani in difficoltà.

Nelle sue parole: “Quando si ha un passato turbolento, è facile abbandonarsi alla violenza per gestire i conflitti. Ci sono giovani che vivono, o hanno vissuto, in famiglie dove non c’è dialogo, quindi capita che spesso ricorrano alla forza fisica perché non sanno come gestire le controversie a parole (…) i ragazzi devono imparare che le cose negative incontrate nella loro vita sono esperienze formative (…) e non ostacoli da rimuovere o cancellare con la violenza”.

la palestra di cui Marco è fondatore
la palestra di cui Marco è fondatore

Ma per Marco non è solo pubblicità gratuita alla struttura sportiva che ha contribuito a fondare. Forse il profilo del  disadattato ed asociale beneficiario della sua carità è anche un transfer psicologico col quale cerca di superare quel suo personale disagio che crediamo di intravedere nella trasparenza della sua personalità pubblicamente ostentata.

Marco: una personalità complessa e fuori dai limiti

Il primogenito del Presidente delle Ferrovie Nord Milano  è molto diverso rispetto al fratello Filippo. Entrambi sono viziati e vivono un rapporto di forte conflittualità con il padre dal quale comunque ottengono privilegi ed impunità. Norberto è di fatto permissivo e tollerante a qualunque pretesa dei suoi pargoli. Per attenersi a questo patetico ruolo di padre, il presidente Achille eserciterà il suo nepotismo sino estreme conseguenze. Verrà per questo condannato in primo grado, per peculato ai danni delle Ferrovie Nord Milano. Che il rapporto di famiglia sia patologico risulterà comunque evidente già il 13 aprile 2014 con un post pubblico di Marco su Facebook, che sarà poi esibito al pubblico ludibrio in innumeri articoli, programmi tv e pagine internet.

“Oggi mio padre compie 70 anni! Nei suoi occhi vedo la vita di un uomo (…) che a modo suo ha anche amato intensamente. Papà, so che non hai mai capito le mie scelte, i miei comportamenti, che spesso ti sono sembrati sbagliati. Forse per questo tra noi c’è sempre stato un muro fatto di silenzi assordanti e mancanze. Non ho mai ricevuto il tuo aiuto o conforto, credo che tu volessi vedere che me la cavavo da solo…

Beh, ci sono riuscito. Oggi voglio dirti che ho imparato molto, sono cresciuto, sono un uomo, che non sarò mai come te, aiuterò mio figlio, gli insegnerò ad essere forte, gli mostrerò la strada e non lo biasimerò se ne sceglierà un’altra, lui troverà sempre il mio amore e sarò per lui come uno scoglio in mezzo alla tempesta… Sono contento di ciò che sono diventato e un po’ è anche merito tuo per cui grazie per ogni singolo momento, porterò tutto con me… Tuo figlio Marco”. 

Marco e Norberto Achille - I predoni di TreNord
Marco e Norberto Achille – I predoni di TreNord

I rimbrotti del padre

Il padre, consapevole del montare dello scandalo ma senza sapere di essere trascritto ad imperitura memoria nelle intercettazioni della procura, gli rimproverava a sua volta “Stiamo proprio sfidando la fortuna sotto tutti i punti di vista” e lo ammoniva profeticamente “adesso se ci beccano facciamo proprio il botto, capisci?“. Norberto era comunque certo di farla franca grazie alla complicità di chi avrebbe dovuto controllarlo ma invece lo favoriva da anni.

Il dirigente corrotto e il funzionario integerrimo

Il presidente del Collegio sindacale di FNM, a cui spettava vigilare sulla correttezza delle azioni di Norberto Achille era Carlo Alberto Belloni. Quest’ultimo è un commercialista e revisore che per decenni ha gestito gli organismi di controllo delle maggiori imprese e fondazioni. E, ad esempio, Presidente della Sabrom Autostrada Broni Mortara Stroppiana e consigliere della Fondazione Banca del Monte di Lombardia. Per questo fece scalpore quando fu “indagato per tentato favoreggiamento per aver omesso di assolvere agli obblighi di controllo conseguenti al ruolo rivestito e, invece, adottato condotte attive finalizzate a nascondere le distrazioni di beni riconducibili al predetto Achille. Belloni alla fine se la è cavata con 60.000 euro di multa della Consob nonostante gli inquirenti avessero registrato il suo sfogo “Qui non esistono i ladri e gli onesti. Esiste una serie di conniventi”. Belloni non aveva però fatto i conti con uomo dalla “schiena diritta

Il funzionario Andrea Franzoso ha fatto quello che ogni cittadino per bene dovrebbe fare: ha immediatamente segnalato le palesi irregolarità. “Mi sono accorto che il presidente rubava, utilizzava le carte di credito dell’azienda per le sue spese personali e quelle della famiglia. L’ho segnalato all’interno, mi è stato detto di lasciar perdere” Andrea ha però deciso di farsi carico della situazione raccolto prove e documenti e denunciando il tutto ai Carabinieri nel 2015.

Marco Achille
Marco Achille

“Chi fa la spia non è figlio di Maria”

«E adesso rischia», sospira David Del Monte, direttore esecutivo di Transparency International Italia (…) che prosegue: «Andrea oggi può essere considerato un eroe, perché la sua scelta è stata in qualche modo estrema e coraggiosa. Eppure dovrebbe essere solo considerata “giusta” e “normale”».  Non è ancora così, in Italia: «Quando andiamo nelle aziende, ma anche nelle scuole, ci accorgiamo che non è un caso se in italiano non esiste una parola per definire il “whistleblower” se non con sfumature negative, come “spione”» 

Il “tesoro” dei “Predoni”

Achille padre aveva accesso ai conti della società ferroviaria da lui presieduta ed alla quale ha addebitato le spese pazze della famiglia. Aveva assegnato auto blu alla moglie ed al figlio Marco. Questi, non contento dell’ingiusto diritto, ha persino accumulato 158mila euro di multe. Madre e figlio avevano anche cellulari aziendali con addebiti da decine di migliaia di euro di bollette telefoniche. Il secondo figlio Filippo era invece più modesto.  Si limitava a farsi scarrozzare dagli autisti FNM ed addebitava le sue chiamate sull’utenza in uso al presidente “mediante l’attivazione dell’opzione twin card” . L’allegra famiglia utilizzava poi le carte di credito aziendali di FNM per saldare una serie infinita di conti: 74.144 euro solo di scommesse sportive,  film pornografici, pay tv e acquisti online.

Marco Achille Auto di servizio e polsino coordinato
Marco Achille Auto di servizio e polsino coordinato

Le carte di credito erano state utilizzate anche nella discoteca ‘Twiga” di Flavio Briatore in Versilia nei migliori ristoranti di Forte dei Marmi e Milano e persino nei duty free shop di Mosca. Migliaia di euro erano stati spesi anche per scarpe Hogan, vestiti di marca ed elettrodomestici.

Tra il 2010 e il 2011 Norberto aveva acquistato coi soldi di FNM anche tre dipinti antichi da donare al “divino”. L’ex governatore Roberto Formigoni ha però sempre negato l’esistenza di queste regalie. Almeno sino a che, l’anno scorso, il suo legale non ha sfacciatamente consegnato il maltolto allo stato per la definitiva confisca. Norberto ha infatti adottato la tattica del coccodrillo ammettendo opportunisticamente almeno le sue responsabilità già accertate. In fondo si trattava solo di restituire il maltolto addebitabile. Di molto altro non è infatti mai stato possibile presentargli il conto. “Sono colpevole e questa vicenda mi crea vergogna e imbarazzo” ha scritto Norberto Achille in una lettera, lasciando però che fosse, opportunamente, il suo avvocato a leggerla in corte.

Supercar e orlogi di lusso Marco Achille
Supercar e orlogi di lusso Marco Achille

A volte il crimine paga – una mite sentenza

Anche per questo in primo grado Norberto Achille è stato condannato ad appena 2 anni e 8 mesi per peculato e truffa. I suoi avvocati Gianluca Maris e Barbara Randazzo hanno poi azzeccato un garbuglio legale grazie al quale la pena è stata ridotta a 2 anni, con pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziario. Si rischia di più a fare la pipi per strada. L’articolo 527 del codice di procedura penale “atti osceni in luogo pubblico” prevede una pena fino a quatto anni e sei mesi. Il reato principale di cui Achille era accusato è, invece, stato derubricato da peculato ad appropriazione indebita. Proprio un bel regalo che corrisponde alla “non ascrizione della pena”. Come dire: era un errore da niente. Non vale la pena di farne menzione.

Il merito di questo spropositato successo spetta allo studio legale di Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, che ha stilato il “parere pro veritate” decidendo le sorti del dibattimento. Secondo l’autorevole studio giuridico Fnm, non è una società pubblica anche se è controllata dalla Regione Lombardia e dalle Ferrovie dello Stato. Per questo Achille non può quindi essere considerato “incaricato di pubblico servizio” e non può essere accusato di peculato, ma solo del più blando reato di appropriazione indebita. Il giudizio risulta essere, purtroppo, un incentivo alle gestioni confidenziali e fiduciarie che sfocia inevitabilmente nella corruzione.

Che c’entra tutto questo però con la Slovacchia? Con Slovakia Group? Con tutto un mondo ancora non raccontato? Per saperlo dovrete leggere necessariamente il nostro prossimo ed esclusivo articolo.

10 thoughts on “Con Ferrovie Nord Milano tra nepotismo e peculato viaggi sino in Slovacchia

  1. Che il giornalista non nutra particolare simpatia per Marco Achille è abbastanza evidente dai giudizi morali sulla sua (lecita) condotta e abitudini. Come a dire che da uno così non ci si possa aspettare nulla di buono. Ma di fatto, che piaccia o no, il padre ha pagato il suo debito e lasciato ogni incarico pubblico e il figlio Marco pare, altrimenti lo avreste scritto subito, essere incensurato. Quindi perché questo accanimento? Leggendo anche l’articolo successivo sui suoi affari in Slovacchia, non appare nessun illecito particolare ma solo insinuazioni di chissà quale giro di contatti mafiosi etc. Il punto è se sapete qualcosa scrivetelo altrimenti leggere articoli così è molto avvilente perché diventa un processo sommario a qualcuno solo perché non piace la sua personalità e lo si attacca cercando di danneggiarne la reputazione senza motivo.

    1. La nostra cara Sara è il TROLL di qualche “signore” che abbiamo disturbato e a cui piace rimestare nel fango.
      Infatti a “nome falso” “SARA” corrisponde “email falsa” “saragattina_20@libero.it” Address not found Your message wasn’t delivered to saragattina_20@libero.it because the address couldn’t be found, or is unable to receive mail.
      Ma facendo finta che chi ci scriva sia davvero una nostra lettrice “precisina” e non un vigliacco che si nasconde dietro a nomi ed email false rispondiamo PUNTO per PUNTO.
      Non abbiamo particolare simpatia per i criminali. Nemmeno per i corrotti. Si figuri quindi se possiamo metterci nei panni di chi vive di nepotismo e peculato. Quanto ai giudizi morali essi sono il privilegio della maggioranza di cittadini che rispettano le leggi e non vivono di privilegi, illegalità o espedienti.
      Ma torno a risponderle punto per punto. Certo Norberto ha restituito quel poco che gli è stato addebitato. Ma non ha mai davvero chiesto scusa. Si è pateticamente limitato a far leggere una lettera al suo avvocato.
      Suo figlio invece non è mai stato accusato di alcun crimine perché banalmente in Italia godere del peculato o dell’appropriazione indebita (come derubricato in appello per garbugli legali) di papà non è reato. Ha ragione a darmi l’occasione per precisarlo.
      Ma perché poi indignarsi tanto? A rubare per fame si va in gattabuia. Ad “appropriarsi indebitamente” facendo leva sul proprio potere e la propria influenza si va in vacanza (pardon ai domiciliari) nella casa al mare.
      A ricordare, come facciamo, che qualcuno abbia addebitato (e poi restituito, per carità, dopo essere stato beccato SUL FATTO) centinaia di migliaia di euro di multe ci accaniamo? Solo a noi non piace la personalità di chi viola centinaia di volte le regole del traffico? Semmai mi dica chi dei nostri lettori non si è indignato perché a Marco Achille non è mai stata ritirata la patente per le seriali violazioni del traffico!
      Il nostro secondo articolo è solo l’elencazione di alcuni elementi tecnici dei quali discuteremo nel terzo e quarto articolo della serie. Questo proprio perché l’analisi (e non il processo, che non siamo giudici togati) è precisa e puntuale e non sommaria.
      Se poi a danneggiare la voluta e costruita notorietà di personaggi bastasse la mera elencazione dei fatti il mondo sarebbe assai diverso da quello che realmente è. Marco Achille non avrebbe frotte di follower sbavanti alla vista della sua opulenza e tanti maggiorenti (veri o presunti) non avrebbero corti di questuanti alla porta dei loro uffici.
      I “predoni delle Ferrovie Nord” Norberto e Marco Achille sono personaggi pubblici, dalle gesta notorie. I loro affari slovacchi con altrettanto notori personaggi pubblici della comunità residente sono questioni di assoluto e generale interesse.
      La nostra attenzione giornalistica dovrebbe stupire assai meno che il precedente silenzio di media asserviti a gruppi di interesse operanti nell’acquiescenza e nel silenzio.

      1. Buonasera, sono d nuovo “Sara” e le sue deduzioni sommarie su di me (troll, asservita addirittura agli achille eheheh) sono deliranti quasi quanto ciò che deduce nel suo articolo. E cmq non ha risposto alla mia domanda: se ha elementi precisi di colpevolezza e non semplici.illazioni su Marco Achille perché non le scrive? Per quanto riguarda le sue precisazioni mi.permetta di dirle che cade dalla padella alla brace! Marco Achille non è stato condannato di nulla non perché ha avuto coperture politiche (credo che se davvero le avesse avute suo padre sarebbe ancora in qualche ente pubblico come molti nomi noti che hanno fatto peggio di lui) ma perché non.ha commesso reato. Oppure ne vorrebbe creare uno ex novo giusto per il.piacere di vederlo condannare? Il reato lo.ha commesso.il padre e non lui semplicemente perché il figlio non ha mai ricoperto un incarico pubblico. Sul fatto che poi lei ponga l’accento sul suo stile di vita scusi ma cosa le interessa? Potrà spendere i suoi soldi (suoi non dei cittadini dal.momento che non ricopre incarichi pubblici) come meglio crede? Sul fatto che poi abbia molti che lo seguono per l’ostentazione del.lusso non mi stupisce, su questo convengo con lei essere qualcosa che non apprezzo ma non è diverso da ciò che capita a migliaia di donnine e donnette mezze nude e rifatte che invadono instagram e che sono “influencer” da milioni di seguaci quando fino al giorno prima erano delle povere scappate di casa. Ripeto chi se ne frega? Questo, caro signor giornalista, non basta per condannare qualcuno! Sul fatto che lei non sia un togato come ha giustamente sottolineato, dovrebbe farla desistere, glielo ripeto, dal condannare qualcuno, Achille o chiunque altro, sulla pubblica piazza. Perché vede lei non si limite ad esporre i fatti ma va ben oltre dandone giudizi morali (moralistici più che altro) e in funzione e in conseguenza di essi diffamare pubblicamente una persona che di fatto, agli.occhi stessi della magistratura, è un libero e onesto cittadino. Che poi Marco Achille sia ammirato da tutti non ci giurerei…essere descritto come un “predone”, ladro, corrotto etc.va ben oltre il diritto di critica giornalistica e credo che quel ragazzo, che avrà peccato di leggerezza e immaturita, abbia ricevuto parecchi insulti, e offese e soprattutto, dopo anni da un fatto per cui si sono già accertate le responsabilità meriti di essere lasciato.in pace. Ripeto se ha elementi nuovi e concreti l esponga chiaramente! O altrimenti parli dei banchi a rotelle della Azzolina e che non ci sono più le mezze stagioni che ci azzecca di più!

        1. Non ho mai detto che lei sia il troll della famiglia Achille. Piuttosto il troll di uno qualsiasi tra i tanti ai quali stiamo pestando i piedi in questo periodo. E non c’e’ nulla di delirante nel rilevare che lei si firma con una email non esistente. O che lei è un “professionista della parola”. Che il suo stile è forense. Che distorce, minimizza e invoca attenuanti (generiche e specifiche) con la dimestichezza dell’aula di tribunale. Giudicheranno i lettori. Che giudicheranno anche la mia buona fede nel darle la parola nonostante lei si nasconda vigliaccamente.
          Le ricordo poi ancora una volta che io non faccio il Pubblico Ministero. Non scrivo atti di accusa penali. Non siamo a processo.
          Io sto raccontando al grande pubblico una vicenda di assoluto interesse. Come una delle maggiori holding immobiliari della Slovacchia abbia avuto un assetto societario opaco. E come personaggi di grande interesse pubblico come gli Achille ne siano stati soci attraverso una serie di veicoli societari stranieri.
          IL resto che non ho ancora terminato di scrivere lo leggerà, non tema, al più presto.

    2. Ma che dici? Ma che accanimento? Ma che punizione?
      Sono dei farabutti e ladri, Il tempo passato non cancella quello che hanno fatto ed il rispetto della gente non si recupera piu. Marco Achille rimarrà nella mente di tutti la persona che conosciamo. Per quanto tu ti possa accanire a difenderlo. Ma trovarti un lavoro nuovo NO? E anche lei… va a lavura avucàt

  2. Ps il fatto che il padre Norberto, uomo ultrasettantenne, non abbia mai chiesto scusa (in realtà lo.ha fatto tramite il.suo.legale) è irrilevante sia ai fini legali che morali (chiedere “scusa” è pratica comune dei criminali che vogliono vedersi ridurre la pena e non è certo garanzia di pentimento). Oppure oltre a voler vedere in carcere il figlio Marco pur non essendo stato condannato da nessun tribunale, vorrebbe vedere anche il vecchio padre genuflesso sui ceci a chiedere perdono per il resto dei suoi giorni?

    1. L’età di un REO (Norberto Achille lo è essendo stato condannato in primo grado per peculato e truffa diventate appropriazione indebita in secondo grado) è irrilevante.
      Chiedere scusa è sicuramente rilevante ai fini morali poiché reca conforto alle vittime. L’ammissione pubblica di una colpa ha anche maggiore rilevanza sociale e civile. E’ infatti occasione di riflessione e pubblico incentivo.
      Non vorrei poi vedere Marco in nessun carcere. E sono certo che Norberto abbia di meglio da fare che flagellarsi e fare atto di contrizione. Ma non posso neanche accettare il fatto che nel 2015 [mentre gli Achille cenavano (con la carta di credito di TreNord) nei migliori ristoranti di Forte dei Marmi] un poveraccio sia finito in gattabuia per aver rubato 15 euro di cibo. https://www.interris.it/bocciato/ruba-15-euro-di-cibo-perche-ha-fame-il-tribunale-non-ha-pieta-un-anno-di-carcere/
      Ma l’avvocato di questo ladro di polli non era certo Valerio Onida. E nemmeno aveva un troll bravo come lei.

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