Il Tesoro slovacco dei Predoni di Trenord

Come fare luce nella poco trasparente minoranza di faccendieri mimetizzati nell’operosa comunità di imprenditori e lavoratori italiani all’estero?  Per capirci qualcosa bisogna cominciare un passo alla volta. Cominciare dai casi più eclatanti passati inosservati. Casi come quello dei”predoni” Marco e Norberto Achille.

N.B. Questo articolo è la prosecuzione di “Con Ferrovie Nord, tra nepotismo e peculato, viaggi sino in Slovacchia”

Marco Achille, il figlio di Norberto, presidente delle FNM [la cui condanna per peculato è stata trasformata, in appello, in appropriazione indebita] risulta essere stato amministratore o socio di tre aziende estere. Due sono di diritto inglese ed una di diritto slovacco. La prima anche in ordine cronologico [17 luglio 2013 – 3 aprile 2014] è la PALLADIUM 2013 LIMITED (08612880). Poi viene [19 luglio 2013 – 23 aprile 2016] la DOMUS TRUMP LTD (08617396). Entrambe le società sono ormai disciolte ed avevano sede presso una “company house”, la Michael Filiou Plc. A questo stesso indirizzo (Salisbury House, 81 High Street, Potters Bar, Herts, United Kingdom, EN6 5AS) hanno avuto o hanno sede altre 526 società.

Palladium Limited controlla la Domus Trump
Palladium Limited controlla la Domus Trump

I soci inglesi

La Palladium 2013 (nella quale era socio anche Norberto, il padre) controllava la Domus Trump (della quale era socio solo il figlio Marco). Particolarmente interessanti sono alcuni dei soci o amministratori di queste due società. Marco Di Fazio della Domus si incrocia con Giancarlo Ciacciofera della Palladium anche nella importantissima capitalink.it. La loro reputazione è quella di solidi maghi dell’economia e membri dell’élite finanziaria italiana. Una recente macchia sporca comunque il curriculum di questi gentiluomini, che come vedremo, operano anche in Slovacchia.

E’ la recente condanna in primo grado inflitta a Ciacciofera (sei anni) e suo suocero Carlo Sorci. La procura ha infatti dimostrato che i due invece che operare da revisori sono stati i gran consigliori del Crack Miraglia. All’epoca Lucio Miraglia e i figli Alfredo e Lorenzo aveva promesso di salvare l’azienda di Libero Grassi ucciso dalla mafia. Finirono invece per divorare finanziamenti pubblici e un intero patrimonio costituito da 40 milioni di euro, 14 punti vendita e 120 dipendenti. “Nel 2006 (…) erano finiti in carcere per bancarotta. Ma, poi, a sorpresa, fu Alfredo a trasformarsi nel grande accusatore: « Nel 1999, mio papà e Carlo Sorci avevano portato le sue partecipazioni in Lussemburgo, in una società che si chiamava Bloom e son holding sa » . Una società gestita da un Trust, la cassaforte di famiglia, su cui confluivano le ricchezze sottratte“.

Paolo e Pietro Berardelli, esterofili

Pietro Berardelli è stato invece socio di entrambe le società inglesi degli Achille. Berardelli è un ricco ingegnere bresciano, parte della omonima fondazione, esperto d’arte e conoscitore dell’opera di Ugo Carrega. La famiglia possiede una azienda che si estende su tre proprietà contigue da 4000 ettari costituendo la più grande attività agricola della Scozia. In una famiglia così non solo immobili ma anche società straniere ed automobili passano di generazione in generazione.

la Lamborghini dei Berardelli
la Lamborghini dei Berardelli

E’ esattamente il caso della rarissima Lamborghini Urraco modello P250S del 1974. “In 1983 car left the island to go to new owner in Brescia, Mr Paolo Berardelli. He then registered the car to his company Beta 3 Ltd in 1986 and in 2002 it was sold to a family member in Brescia. This owner kept the car until 2006 when sold to Pietro Berardelli of Cellatica, Brescia (the son of previous owner). In 2013 the Urraco was exported to the UK. Il passo è illuminante perché certifica come le proprietà dei Berardelli siano beni di famiglia quando ciò è utile per aumentarne il valore di vendita ma diventano aziendali quando questo è rilevante per le tasse. Del resto anche Paolo figlio di Pietro compare in due società slovacche. E guarda caso una delle due è proprio la terza ed ultima società [di cui siamo al momento a conoscenza] in cui compare anche Marco Achille.

gli interni della Lamborghini Urraco dei Berardelli
gli interni della Lamborghini Urraco dei Berardelli

Holding slovacca, amministratori italiani

In Slovacchia Marco Achille è stato per un certo periodo amministratore (31 agosto 2013 – 1 ottobre 2015) di una delle maggiori società immobiliari del paese. La società ha cambiato tre nomi BUILDING, s.r.o. (fino al 2001)  Consult & Invest, s.r.o. (dal 2001 al 2005) Retail Slovakia s.r.o. (dal 2005 al 2019) per poi diventare (con la messa in liquidazione nel giugno 2019) Retail Slovakia s.r.o. “v likvidácii”.

L’incarico di Amministratore a Marco Achille è certamente stato funzionale alla partecipazione societaria della Domus Trump LTD che è stata azionista della società slovacca dal 24 settembre 2013 fino al 7 dicembre 2017.

RETAIL sro contatta Marco Achille
RETAIL Slovakia sro contatta Marco Achille

I primi amministratori di Retail Slovakia

Ma per potersi orientare bene in questo intrico bisogna andare con ordine. I primi amministratori della società [1997-2001] sono stati tre imprenditori italiani: Sergio Zambelli, Francesco Carboni e Franco Pigozzi. Il compianto Zambelli è stato, insieme al padre ed ai fratelli, attivissimo in diverse altre attività imprenditoriali slovacche. Tra gli altri manager di Retail Slovakia, negli anni, spicca  Pietro Rao, associato alle attività internazionali di Carlo Umberto Campanini Bonomi il figlio del potentissimo Carlo. Nella lista degli amministratori compaiono anche Paolo e Pietro Berardelli. Paolo, come dicevamo, figura anche in una seconda società, la Môj Domov, s. r. o. (già euroretail). Ad affiancarli anche gli slovacchi Roman Hudák (17 settembre 2001 – 1 aprile 2002) Jana Pigozzi (6 gennaio 2005 – 31 maggio 2005) e Štefan Laský ( 6 giugno 2005 – 21 giugno 2006).

Soci italiani e holding lussemburghesi

I soci iniziali sono Pigozzi e Carboni a cui dopo alcuni mesi si aggiunge Zambelli. Questo assetto dura sino al 2001 quando si accodano prima lo slovacco Roman Hudák e poi Jana la moglie di Pigozzi. Altri cambi di assetto societario coinvolgono la P.F.Consulting S.r.O. (comunque riconducibile a Pigozzi) che rileva in due distinte transazioni le quote societarie degli ex partners.

Ha partecipato al capitale azionario anche la REAIL GROUP S.P.A. [dal 1 giugno 2005 al 23 giugno 2006] che in realtà è la RETAIL GROUP italiana [società del gruppo Grandi Stazioni Retail] il cui nome è stato, speriamo per uno sbaglio, erroneamente trascritto. Qui però un altro esempio di trascrizione errata nel registro ditte slovacco che ci puzza. Comunque tra gli altri soci di Retail Invest compare anche la Cedrum S.A. (B85991) una società anonima lussemburghese di cui ovviamente non è possibile conoscere i nomi degli azionisti. Dall’unico documento pubblico si deduce solo che ne sia stato procuratore tale Alessandro Cusumanno residente in Lussemburgo.

Anche la Limone S.A. (B132647) è una società anonima con sede allo stesso indirizzo della precedente. Le due scatole cinesi hanno lo stesso indirizzo che è comune anche ad una scheda nell’archivio dell’offshore leak. Altrettanto infame risuona il nome di un altra società che aveva sede a quello stesso indirizzo: la ECM Real Estate Investments. questa era l’immobiliare controllata da Milan Janků che, prima delle sue vicissitudini finali, operava in Repubblica Ceca, Polonia Russia e Cina. La società è poi andata in bancarotta nel 2011.  Ne fu amministratore anche il corrotto liquidatore fallimentare Ivo Hala arrestato per il caso della  Via Chem Group e lo scandalo della  Metropolitní spořitelní družstvo. Sempre al civico in questione ha sede la GESPV .S.A una società che è talmente anonima che non ne esistono tracce pubbliche.

La “testa del dragone” sta a Zilina

A questo punto a molti dei nostri lettori sarà venuto il mal di testa. Che significa realmente tutto questo intrico di società anonime e personaggi noti o notori? Noi sappiamo qualcosa. Ma chi sa tutto e potrebbe chiarirlo è il personaggio chiave di questa vicenda: Franco Pigozzi.

Pigozzi compare in 89 occorrenze del registro ditte slovacco e ha importanti interessi immobiliari, non solo a Zilina e Bratislava. Di lui mi parlò diverse volte Loris Colusso [il consulente in odore di ‘Ndrangheta rinvenuto annegato il mese scorso]. Loris diceva di volersi prendersi una rivincita su Pigozzi, non ricordo più per quale sgarbo, vero o supposto che fosse. Per questo, mi raccontava Pierantonio Palombi [il socio di Nino Vadalà il cui nome ricorre nell’ultimo articolo postumo di Jan Kuciak] Colusso aveva brigato invano per tentare di stringere rapporti con gli Achille e magari sottrarli alla sfera di influenza di Pigozzi.

il Console F. Pigozzi (in cravatta rossa)
il Console F. Pigozzi (in cravatta rossa) photo Kosickespravy.sk

Pigozzi aveva un enorme vantaggio. Sebbene qualche lingua biforcuta maligni ancora oggi sulle ragioni della cancellazione dell’incarico – era stato il console onorario italiano a Kosice dal 1997 al 2002. Nel 2013 divenne invece il console onorario della Georgia suscitando definitivamente l’accidia di chi gli invidiava Porche Cayenne, targa diplomatica e parcheggio in zona pedonale. Ma come ripeteva ossessivamente Colusso (che provò disperatamente a diventare anche lui console di una nazione qualunque in una località qualunque) [e come documenta anche l’Espresso] il vantaggio principale dell’incarico diplomatico è l’inviolabilità della corrispondenza e degli uffici.

Ma che significa tutto questo? Ed il vortice di amministratori, soci e società? E che proprietà, beni ed immobili, slovacchi, italiani ed esteri, sono stati gestiti attraverso questi complessi veicoli societari? Lo saprete solamente leggendo il prossimo articolo esclusivo di questa serie.

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