Il caso Longo è un emblema delle istituzioni infiltrate

Come sempre, quando lo scandalo è incontenibile, anche i media mainstream si lanciano a spolpare l’osso della facile indignazione. Dagospia ripubblica [e noi lo ripubblichiamo loro] due articoli sul caso. Il primo dell’ottima giornalista calabrese Alessia Candito, per repubblica inizia cosi:

Maria Carmela Longo photo quicosenza.it
Maria Carmela Longo photo quicosenza.it

La conoscevano come funzionaria integerrima, scrupolosa, puntigliosa nell’ osservare regole e procedure. Ma ieri mattina, della direttrice della sezione femminile di Rebibbia Maria Carmela Longo, chi con lei nell’ ultimo anno ha lavorato ha scoperto un’ altra storia e un’ altra faccia.

Per i magistrati della procura antimafia di Reggio Calabria che la accusano di concorso esterno e per questo per lei hanno chiesto e ottenuto i domiciliari, è stata Longo ad aver garantito favori, elargito concessioni, permesso incontri e regolari eccezioni alle regole a boss di clan storici della ‘ ndrangheta, detenuti nel carcere di San Pietro. Il più grande della città calabrese dello Stretto, uno dei più importanti di tutta la Calabria, dove dietro le sbarre finiscono spesso i pezzi da novanta dei clan imputati nei processi che si celebrano in città. Maria Grazia Longo quel carcere lo ha diretto per 15 anni“.

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