Bonaveno e Pivetta erano in affari con l’Uomo Nero

Clamorose novità ed ennesimi sviluppi nella “maxi frode fiscale internazionale” di cui vi abbiamo conto nei giorni scorsi. Le indagini non si sono limitate a rivelare un singolo caso di frode fiscale e riciclaggio ma hanno portato a ulteriori atti di accusa.

A distanza di mesi dai primi arresti sono state rese pubbliche le nuove, eclatanti inchieste della Procura di Padova. Ad essere inquisiti non sono più solo i “faccendieri del Veneto orientale che gestivano una rete di cartiere“: Marco Bonaveno, Severino Pivetta, Michele Battain e Renzo Bertacco.

Altre operazioni di polizia sono state portate a termine ed ulteriori indagini sarebbero ancora in corso. Una ondata di carcerazioni e sequestri che sta diventando una valanga di cui non sarebbe prossima la fine. Notizie che non possono che rallegrare chi opera onestamente e non si arrabatta per evadere le tasse.

gli arrestati nell'operazione Cina Truck
gli arrestati nell’operazione Cina Truck

Dall’Italia alla Cina: il trucco dei doppi flussi finanziari

Quello che emerge è una specifica e sino ad ora inedita metodologia operativa. Un meccanismo perverso che avrebbe consentito ad imprenditori italiani e prestanome stranieri l’attuazione di molteplici truffe fiscali.

L’elemento più pregnante di queste inchieste sarebbe la scoperta di un innovativo metodo di riciclaggio. Proprio questo imbroglio sarebbe alla base della drastica riduzione delle rimesse dall’Italia verso la Cina.

La mafia cinese si sarebbe prestata ad operare delle fatturazioni false in favore delle aziende straniere prestanome di imprenditori italiani. La contropartita sarebbe un compenso percentuale al volume di affari generato e la possibilità di trasferire verso oriente proventi mai dichiarati al fisco italiano.

Ma per capire esattamente queste complicate vicende occorre fare prima un passo indietro e dettagliare la catena di indizi e di investigazioni che ha consentito di far luce su questa incredibile storia. Una storia che si intreccia strettamente coi traffici e gli imbrogli di una parte della comunità imprenditoriale italiana in Slovacchia e Repubblica Ceca.

Tre arresti al prezzo di uno: da Gaiatto a Pivetta e Bonavero

Ai giri di fatture false e di trasporti inesistenti gli investigatori sono arrivati per caso. Le indagini infatti riguardavano inizialmente solo le truffe del sedicente broker Fabio Gaiatto.

Selena, Loris Colusso e Marco Bonaveno
Selena, Loris Colusso e Marco Bonaveno alla festa per l’anniversario di Slovakia Group – fotocredit Buongiorno Slovacchia

Questi, già condannato in appello a 10 anni, è un artista del raggiro. Gaiatto è stato capace di incassare e fare sparire oltre 70 milioni di euro. Soldi che gli sono stati affidati da migliaia di piccoli e medi risparmiatori del nordest Italia. Proprio le sue ammissioni di colpa hanno inguaiato una serie di insospettabili scoperchiando un pentolone di complessi raggiri fiscali.

Dopo essere stato arrestato Gaiatto ha infatti raccontato che: “trovandosi in difficoltà per la restituzione di soldi, si rivolse a Pivetta, che lo aiutò a recuperare denaro contante emettendo fatture per prestazioni mai erogate”.

E’ così che, precedentemente alla scomparsa del ragionier Loris Colusso, i finanzieri, armati di un mandato di perquisizione, si sono presentati a casa di Pivetta.  Le aspettative degli inquirenti erano probabilmente solo quelle di recuperare prove ulteriori a carico di Gaitto e delle sue “catene di S. Antonio”. La visita dei militari ha invece prodotto risultati inattesi anche ai pubblici ministeri incaricati del caso.

Il buon Pivetta, che evidentemente aveva la “coda di paglia” ed una coscienza assai sporca, alla vista degli uomini dell’arma, si sarebbe dato alla fuga. Le ricostruzioni sono comunque contrastanti.

Pivetta beccato con le mani nel sacco

Secondo alcuni colleghi della stampa veneta il Pivetta, le cui ultime esternazioni pubbliche sono state di cordoglio per la scomparsa di Colusso, si sarebbe lanciato goffamente oltre la siepe che recinta la propria abitazione. Altri raccontano che si sarebbe limitato a gettare al di là della barriera un hard disk esterno e un telefonino cellulare.

Sia come sia le sue mosse hanno insospettito i finanzieri che hanno recuperato i dispositivi e provveduto ad analizzarne il contenuto. Un consulente tecnico incaricato dalla procura di Pordenone ha poi estratto ed analizzato il loro contenuto.

Proprio i dati conservati nelle due memorie elettroniche hanno permesso di risalire alle molteplici transazioni relative alle operazioni di riciclaggio ed alla collaborazione con la criminalità cinese in Veneto.

Ulteriore comprova della estero-vestizione delle società è stata il ritrovamento di tutti i timbri relativi alle società straniere prestanome ed ai trasportatori dei carichi inesistenti.

Dai documenti rinvenuti è stato possibile stabilire che nessuno dei trasporti di pallet e rottami di ferro era mai stato realmente eseguito. I riscontri, considerati granitici dagli investigatori, hanno permesso i provvedimenti di carcerazione a carico dei quattro faccendieri veneti e gli ulteriori approfondimenti a carico dei mafiosi cinesi operanti in Italia.

Centro Ingrosso Cina Padova
Centro Ingrosso Cina Padova

Le prime ammissioni degli arrestati

Dei quattro arrestati a fine marzo, tre hanno iniziato a collaborare con gli inquirenti. Interrogati dal procuratore capo della procura di Pordenone, Raffaele Tito, non solo avrebbero ammesso le loro responsabilità, ma anche fornito elementi utili per completare ampliare le indagini della Finanza.

E’ così che Severino Pivetta e Michele Battain avrebbero ottenuto la revoca della carcerazione ed il trasferimento agli arresti domiciliari. Caduto il rischio di fuga ed inquinamento delle prove anche Renzo Bertacco (che inizialmente aveva fatto scena muta col Gip) e Marco Bonaveno (che continua, forse inutilmente, a respingere ogni addebito) hanno goduto dell’allentamento delle misure cautelari.

 Fondi neri, prostituzione e dal traffico di droga

Zhang Naizhong, la testa del drago
Zhang Naizhong, la testa del drago

La parte più interessante di questa intricatissima vicenda riguarda però i loro sodali. In questa presunta organizzazione criminale giocano un ruolo chiave alcuni mafiosi cinesi. Questi avrebbero permesso l’emissione delle fatture false per giustificare i trasferimenti finanziari verso Hong Kong e Shanghai). Ma anche attuato la retrocessione del contante agli imprenditori italiani committenti.

Il denaro contante sarebbero stato fornito dai commercianti del “Centro Ingrosso Cina” di corso Stati Uniti a Padova. Questi soggetti sarebbero dediti ad ogni sorta di traffici illeciti e affari sporchi.

Del resto secondo la Dda di Firenze le attività gestite dalle triadi attraverso la copertura del Centro Ingrosso Cina sarebbero il gioco d’azzardo, la prostituzione e lo spaccio di droga. I cinesi di Padova appartengono allo stesso gruppo etnico del Zhejiang e Fujian. A dar loro ordini sarebbero quindi gli stessi vertici criminali che comandano a Prato e Milano.

La “testa del dragone” ovvero il loro capo assoluto sarebbe Zhang Naizhong, detto “l’uomo nero“. Il suo ruolo di capo indiscusso è evidente dal 2010, quando il suo intervento ha posto fine ad una faida che ha prodotto una quarantina di omicidi. Solo sotto il segno del suo comando le triadi avrebbero infatti raggiunto una “pax mafiosa”.

Arrestato nel 2018 Zhang è oggi libero in attesa di giudizio. Ciò nonostante anche il procuratore antimafia Federico Cafiero de Raho ha confermato in sede di audizione al “Comitato Schengen” che l’attività dell’organizzazione dell’uomo nero risponde a metodologie identiche a quelle della mafia e della ‘ndrangheta.

One thought on “Bonaveno e Pivetta erano in affari con l’Uomo Nero

  1. Gli elementi criminali di spessore presenti all’ interno dell’ azienda, vanno messi in carcere e la chiave buttata nel Danubio !

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