Montesano: l’ex deputato amico di un galeotto

Come può un artista dell’avanspettacolo diventare l’alfiere dei negazionisti ed anti-Vax italiani? Perché il contorto passato politico di Enrico Montesano è finito nell’oblio? Era un arrivista ed assenteista o il precursore della “nuova politica? Come ha fatto un ex parlamentare socialista a fare la conoscenza di un rapinatore? E’ cosciente di lodare e stimare un ex criminale come Calogero La Mantia? Sono sodali ? Oppure uno dei più amati attori italiani è pronto per una lunga vacanza in un reparto psichiatrico?

Enrico Montesano l'antivaccinista
Enrico Montesano l’antivaccinista

Una nostra lettrice ceca, italofona e negazionista pretende assillantemente che diamo spazio all’allarme lanciato sui social media da un popolare attore italiano. Il comico Enrico Montesano ha infatti condiviso sui suoi canali Facebook alcuni scritti e dei video assai allarmanti. Roba seria, almeno a prima vista. Notizie da brivido che urgerebbe diffondere.

Nei suoi proclami ormai virali Montesano sostiene infatti che i vaccini COVID-19 porterebbero il sangue dei donatori a coagularsi nelle sacche di raccolta. Secondo il guitto questo presunto fenomeno, oltre che rendere inutile la donazione del sangue, sarebbe uno dei tanti esempi della pericolosità delle nuove inoculazioni anti virali.

Incuriositi dalla vicenda e fedeli al nostro impegno giornalistico abbiamo deciso di verificare l’informazione ed il suo propalatore. Quello che segue è il lungo resoconto dell’incredibile verità che si nasconde dietro ad alcune gravissime bugie e colpevoli omissioni.

Gli incerti albori di una carriera all’ombra della politica

Enrico Montesano è un artista dello spettacolo e proviene da una famiglia di attori ed intrattenitori. Il trisnonno Nicola Montesano, della classe del 1851, era un attore comico mentre il bisnonno Michele fondò con il fratello Achille una compagnia di operette. Il nonno Enrico fu invece direttore d’orchestra e sposò un’attrice, nonna Bianca. Il loro erede debutta invece nel 1966 facendo prima l’imitatore in un teatro e poi il cabarettista in un noto locale romano. A questi significativi impegni professionali alterna partecipazioni televisive in programmi della pregnanza di “Che domenica”, “Dove sta Zazà” e Mazzabubù”. Il suo culmine artistico, in quegli anni, furono però le tournées con la compagnia di varietà “Il Bagaglino”. Per emergere nel mondo dell’avanspettacolo Montesano mise alla prova la sua bravura anche nell’ambito del programma radiofonico “Gran varietà”. In questo contesto non certo shakespeariano interpretò personaggi del calibro di Torquato il pensionato, Dudù il gagà e Cocò la Romantica donna Inglese.

la Mandrakata de Er Pomata
la Mandrakata de Er Pomata

Nel 1972 provò persino a fare il cantante.  Il suo primo 45 giri “Fortuna sì, fortuna no” ottenne però un successo assai modesto. E’ a questo punto, in un momento di stasi della sua carriera artistica, che nasce il suo impegno politico. Una dedizione non del tutto altruistica e, proprio per questo, destinata ad incrociarsi inestricabilmente col suo percorso professionale.

L’impegno politico di un attore comico

Enrico Montesano Io la penso cosi ... vota PSI
Io la penso cosi … vota PSI

Per le elezioni regionali del 1975, le prime in cui furono chiamati a votare anche i diciottenni, il leader socialista Francesco de Martino decise di svecchiare l’immagine del suo partito. Al cabarettista Montesano ed ai musicanti della Equipe84 fu così commissionato il disco di propaganda politica: “Io la pensò così, VOTA PSI!”. Un opera pregevole che fu distribuita ai comizi e nelle riunioni politiche.

Nonostante i modesti risultati elettorali l’impegno profuso da “Felice Allegria” (il personaggio interpretato da Montesano in questo imperdibile 45 giri) non sarà dimenticato. Per i successivi 25 anni, il cinema e la televisione italiane lo considereranno “in quota socialista”. Di conseguenza lo imporranno al successo ed all’ammirazione del grande pubblico italiano. E’ questo l’inizio di una grande carriera e dei suoi pessimi sviluppi.

Montesano: svolto a sinistra per finire a desta

Enrico Montesano e Pietro Nenni leader storico del PSI
Montesano e Pietro Nenni leader storico del PSI

Per tre lustri la carriera di Enrico Montesano fa scintille. E’ un compagno socialista a cui la RAI, Radio Televisione Italiana, non può che spalancare le porte. Ruoli in televisione piuttosto che nel cinema. Opportunità a non finire. Il ruolo, in verità, è più politico che artistico. Richiede fedeltà più che bravura. Montesano però è sveglio e capisce in anticipo da che parte “butta il vento” prevedendo “tangentopoli”.

il Presidente Pertini si congratula con Enrico Montesano per il suo spettacolo Bravo!
Pertini si congratula per lo spettacolo

E’ per questo che negli anni novanta fa “il salto della quaglia”. Ripudia il craxismo e cambia la casacca per abbracciare Achille Occhetto e la causa della sua “Cosa”. Passa così dal ruolo di menestrello socialista a quello di eletto del popolo post comunista nelle fila del PDS. Nel 1993,  Montesano, diventa consigliere comunale a Roma. L’anno successivo opportunamente si dimette  e viene proiettato dal Partito dei Democratici di Sinistra su un seggio da eurodeputato.

Dudù e Cocò al Parlamento Europeo

La sua esperienza politica a Strasburgo non è comunque delle più felici. Nemici ed alleati politici gli contestano l’incompatibilità tra ruolo politico ed artistico. Nel cortocircuito informativo dell’opinione pubblica italiana di quegli anni la figura politica dell’Onorevole Montesano si sovrappone all’auto caricatura del personaggio di “Er Pomata”.

Montesano al Parlamento Europeo, come Dudù e Cocò
Dudù e Cocò al Parlamento Europeo

Per di più lo scranno parlamentare sorregge scomodamente i suoi glutei. “Dudù il gagà” non riconosce a quel consesso politico alcuna affinità elettiva. Per questo evita la sua partecipazione, distinguendosi come assenteista cronico. Surreale la sua autodifesa: Mi hanno attaccato dicendo che ero l’attore miliardario che disertava il Parlamento. Le cose però si fanno in commissione”.

La pressione di amici e nemici lo costringe comunque a dimettersi dopo appena due anni. Senza aver maturato, non certo per scelta, il vitalizio da deputato europeo. Ma senza neanche riuscire ad arrestare il suo certo declino. L’oblio che segue sempre le discese degli artisti nell’inferno dell’agone politico.

Montesano Dudù il Gagà
Montesano “Dudù il Gagà”

Lanciato dalla politica / bruciato sull’altare della politica

Che la sua carriera televisiva fosse ormai bruciata divenne subito chiaro. Poche esibizioni a “Domenica In” ed il ruolo di protagonista nella serie “Pazza famiglia numero due” furono da tutti considerate inopportune. Il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Francesco Storace di Alleanza Nazionale pronunciò la sentenza capitale: ”Vale per lui quello che vale per chiunque sia impegnato in politica. Il Pds lo ha usato per calamitare voti e ora si dice che sia solo un attore”.

Nella sua intervista/confessione a Peter Gomez ammette che gli ex compagni comunisti “sono stati un po’ ingrati”. Perché “ci sono andato io in certi posti a prendere i voti, non ci sono andati certi miei colleghi a cui poi sono stati dati dei teatri”.

Precisando: ““Non volevo incarichi, perché ero già un attore conosciuto e famoso, ci ho solo rimesso”. E infine chiosando: “Mi aspettavo un riconoscimento ideale, non pratico, essere considerato, venire interpellato”.

L’apologia di Berlusconi e Mussolini, il confronto con Beppe Grillo

E’ così che, Enrico Montesano, deluso e sconfortato abbandona la sinistra per virare a destra. E’ l’inizio di un periodo di “tuffi carpiati tripli”. Saltando incessantemente di palo in frasca.

Montesano Vota per Silvio Berlusconi ed elogia Benito Mussolini. Perché Lui, Il Duce: “Voleva bene agli italiani” (…) “voleva solo sedersi al tavolo della pace, pensando che Hitler avrebbe vinto”. Cercando di trovare la sua giusta collocazione sostiene pubblicamente Alleanza Nazionale. Ma poi si sposta verso il Popolo delle Libertà.

Montesano in piazza con Salvini
Montesano in piazza con Salvini

I primi successi del “MoVimento” lo spingono alla partecipazione attiva ed alla auto esaltazione. Non a caso dice “è straordinario, ma io sono stato un Beppe ante litteram alle feste de L’Avanti”.  Ma la sua militanza nella nuova forza politica è più breve delle precedenti. Si rende conto, paradossalmente, che uno solo/solo un giullare, può guidare il popolo a “5 Stelle”.

Del resto a Montesano, vera prima donna, non piace competere  “Io non mi ritengo secondo a nessuno mentre Verdone probabilmente mi considerava secondo…“.  Nel suo delirio autoreferenziale, a Peter Gomez che gli chiedeva conto degli innumerevoli giri di giostra, il nostro eroe replica: “Si sono spostati i partiti, io sono sempre rimasto delle mie idee”. A noi viene da dire: una girandola di idee, assai variabili e confuse.

Un messia alla ricerca del suo popolo

Assorbita anche questa prima esperienza al servizio della gente, Mosè, pardon, Enrico Montesano, si mette in cerca di un proprio gregge. Le pecorelle smarrite a cui si rivolge sono sparse e confuse tra negazionisti, sovranisti e cospirazionisti. Rischiano di annegare nel mare magnum della rete. O di essere vittime della insana follia di chi crede nei fatti della scienza.

Montesano partecipa quindi a raduni come la manifestazione di Roma di “Alleanza Italiana Stop 5g”. Denuncia “l’imposizione dei vaccini e la restrizione dei diritti e delle libertà”. Si fa riprendere mentre litiga con le forze dell’ordine perché va in giro senza mascherina. Pronuncia pubbliche critiche rispetto alla gestione della emergenza COVID-19.

Enrico Montesano costretto dalla polizia a indossare la mascherina
Enrico Montesano costretto dalla polizia a indossare la mascherina

Il suo popolo inizia a raccogliersi intorno a lui. Lui li chiama “i miei seguaci” e loro gli rispondono intonando in coro il titolo di “maestro”. E lui lo è davvero perché quando con blesa pronuncia dice “vacchini” riferendosi ai “vaccini” nessuno dei suoi seguaci ha dei dubbi sul fatto che il maestro li consideri delle “cacchine”. E’ questo l’inizio di una mistificazione tesa a modificare la percezione dell’opinione pubblica rispetto alla utilità delle nuove cure. E diffondere notizie false rispetto alla donazione del sangue.

Montesano ha infatti recentemente azzardato una terribile teoria. Ha sostenuto stupidamente che le sacche di plasma raccolte da donatori vaccinati non siano utilizzabili. Questo implicherebbe, assurdamente, l’utilità sociale dei non vaccinati come unici soggetti donatori. Concetti che messi assieme rappresentano un delirio anti-scientifico senza senso.

Il clown e la donazione del sangue

Montesano, che ultimamente sembra non pesare le sue parole, ha sostenuto che “Il sangue dei donatori vaccinati viene buttato via” ed aggiungendo che l’informazione, mantenuta segretissima da qualche cricca di corrotti e potenti, gli è stata fornita da un “amico altolocato” interno all’Associazione Italiana Volontari del Sangue.

Alle sue assurdità hanno subito reagito i vertici di tutte le associazioni di donatori. Vincenzo De Angelis del Cns italiano ha reagito seccamente. “È molto grave diffondere false informazioni sulla donazione di sangue, specie alla vigilia di un periodo come quello estivo, in cui storicamente si registrano carenze” precisando “Non c’è nessuna differenza tra il sangue dei vaccinati e quello dei non vaccinati, entrambi salvano vite ogni giorno”.

L’ira delle associazioni di donatori

Gli ha fatto eco Gianpietro Biola per conto dell’Avis nazionale che ha bollato le esternazioni di Montesano come “parole dannose”. E precisato che sono “Affermazioni pericolose per la salute pubblica e lesive dell’impegno dell’associazione e dei donatori”

Burioni su Montesano, A ottobre ce lo ritroviamo in ospedale insieme a Gianni Rivera
Burioni su Montesano, A ottobre ce lo ritroviamo in ospedale insieme a Gianni Rivera

Immancabile il disprezzo del Virologo Roberto Burioni su Twitter. “Quanto detto da Enrico Montesano è una irresponsabile e pericolosa bugia che può spingere la gente a non vaccinarsi o a non donare sangue, comportamenti entrambi dannosi per la salute pubblica. È per me un dispiacere vedere un bravo artista comportarsi così”. Burioni ha poi infierito aggiungendo “Montesano? A ottobre ce lo ritroviamo in ospedale insieme a Gianni Rivera a spese nostre”

Calogero La Mantia doc 1
Calogero La Mantia doc 1

Vistosi oggetto di fuoco incrociato Montesano si è sperticato in un secondo messaggio. Stavolta ha lodato donazioni e donatori. Sproloquiato sulla sua disponibilità a donare il sangue per fare quasi intendere ai fessi che lui lo abbia fatto. E concluso che «aveva solo rilanciato la notizia sulle “sacche gettate”, notizia trovata nella Rete, usando però il condizionale e con il beneficio del dubbio» e che «sta ad altri verificarla». Scuse assurde e pietose. Peggiorative dell’errore iniziale. Giustificazione che non hanno sortito altro effetto che quello di cristallizzare l’antagonismo dei più.

Montesano cala l’asso di bastoni

A questo punto Montesano, non avendo altra scelta, ha risposto calando l’asso di bastoni; ovvero diffondendo i documenti riservati inviatigli dal suo informatore, il “personaggio altolocato”. Questo il suo messaggio internet, pubblicato sul suo profilo Facebook e rilanciato dal sito “Mag24 – Informazione Indipendente”.

Sangue buttato via da donatori vaccinati, Montesano dopo le smentite pubblica un documento choc che smentisce l’Avis

Enrico Montesano da Facebook

Calogero La Mantia doc 3
Calogero La Mantia doc 3

Buonasera AMICI miei, Vi ringrazio infinitamente per i messaggi di sostegno e apprezzamento che in questi giorni mi state inviando. Ringrazio anche chi mi ha offeso senza contrastare le mie idee con le sue, perché in fin dei conti si dimostra per quello che è. Ringrazio il Sig. Burioni perché trova il tempo in una situazione di emergenza per augurarmi del male. Vi allego un esposto in procura di un donatore, Calogero La Mantia, che il giorno 18/06 ovvero PRIMA della mia diretta, ha presentato presso la procura di Gela, in cui chiede che si faccia chiarezza su 200 sacche di sangue.

Calogero La Mantia doc 2
Calogero La Mantia doc 2

Calogero non è un complottista, un no vax o altro, come dimostrano le foto è un semplice cittadino che da 40 anni dona il suo sangue e sta chiedendo chiarezza per il BENE DI TUTTI!!. Ricordo a chi da giudizi affrettati e sopratutto privi di senso che fino a qualche settimana fa, dire che il virus era creato in laboratorio era da incoscienti, oggi tutti ci dicono che il virus è stato creato in laboratorio. Informarsi non è reato e sopratutto è un dovere di ognuno di noi. Ringrazio Calogero per la sua battaglia di libertà.

I documenti dell’informatore altolocato

Ma i tre documenti documenti diffusi sono tutt’altro che risolutivi o chiarificatori della supposta viscosità sanguigna dei vaccinati. In questi documenti si legge solo che:

1) Il suo informatore, Calogero La Mantia è donatore di sangue dal 1990. Non è socio dell’AVIS. Dal 2010 ad oggi ha donato il suo plasma 8 volte.

2) Rivolgendosi come Gesù Cristo “a tutte le donne e gli uomini di buona volontà” La Mantia ha scritto a sindaco, prefetto e ministro della salute. La sua missiva premette “non essendo esperto e neanche titolato di una delle tante certificazioni che danno titolo a TRATTARE LA SALUTE UMANA”. Aggiunge due righe contorte nelle quali fa riferimento a un “DUBBIO” ed alcune non meglio specificate “PROBLEMATICHE” dei donatori vaccinati. Conclude intimando alle autorità riceventi di “Salvaguardare la SALUTE di quanti necessitano di sangue e dei suoi derivati”

3) Informa le stesse autorità di notizie raccapriccianti (di cui non precisa la fonte che però è chiaramente online) ovvero che “non trovo piu un link dove un sanitario butta 200 sacche di sangue”. Inoltre “all’AVIS stanno buttando via sacche di sangue coagulato (…) donato da vaccinati (…) hanno ordini dall’alto di non divulgare la cosa”. Per questo invoca “l’immediato sequestro dei documenti validi per l’espatrio e dei beni” dei responsabili degli odiosi Krimini (sic). Non contento pronostica l’immediato arresto (per opera del popolo sovrano) delle autorità incuranti della sua precedente denuncia.

Montesano non ha mai verificato le sue informazioni

Inutile dirlo ma è roba da neurodeliri. Ma Enrico Montesano ormai è a ruota libera. Non ha quindi connesso il cervello prima di diffondere questi “documenti”. Cosa ben più grave Montesano non ha neanche verificato chi è il suo informatore. E certo non bisogna essere giornalisti per chiedersi chi è una persona prima di farne il pubblico elogio. O addirittura avallarne la causa. Ma Montesano non lo ha fatto.

Perché se invece Enrico Montesano sa che sta elogiando e sostenendo le follie di un ex galeotto allora i termini della psichiatria sfocerebbero direttamente nel criminale. Criminale quanto e più di Calogero La Mantia. Un bel tipo che per i suoi gravi crimini ha già scontato quasi venti anni di carcere. Uno che adesso cerca di rifarsi una verginità speculando sulla credulità dei fessi e dei guitti.

Clogero La Mantia: una vita da romanzo

Ma chi è il “personaggio altolocato” che ha fornito ad Enrico Montesano le prove del complotto? Per Montesano è “un semplice cittadino che da 40 anni dona il suo sangue e sta chiedendo chiarezza per il BENE DI TUTTI!!!”. Per questo Montesano ringrazia “Calogero per la sua battaglia di libertà”. Ma chi è davvero questo alfiere della verità? Per saperlo bastava fare una semplice ricerca. Noi lo abbiamo fatto e per questo possiamo darvene conto fin nei dettagli.

Calogero La Mantia (nato a Sommatino il 30maggio 1953)  è un ex criminale sospettato brigatista rosso della Colonna milanese. Ritenuto un esperto di armi ed esplosivi è stato arrestato nel ‘75 e condannato a 25 anni e 3 mesi per banda armata ed altri reati. Scontata la pena e ritornato a Gela, La Mantia, così come il suo esegeta Montesano, cambia amici e appartenenze. Si “unge” con i presunti mafiosi della “Stidda” fuorusciti da “Cosa nostra”. Insieme a Vincenzo Pistritto progetta di cambiare vita ma secondo i carabinieri nei loro piani la redenzione passa attraverso un paio di rapimenti e qualche rapina.

L’operazione Cayman

Secondo gli investigatori il piano di La Mantia e soci è di fare tanti soldi e trasferirsi alle Isole Cayman. I carabinieri della compagnia di Gela avevano disseminato di «cimici» le loro auto e ascoltavano le loro conversazioni telefoniche. E’ così che vengono arrestati perch sospettati di voler rapire il banchiere Giovanni Cartia, presidente della Banca Agricola Popolare di Ragusa e l’imprenditore Vincenzo Cavallaro.

È proprio a casa di La Mantia che gli investigatori sequestrano materiali e documentazione dei loro supposti propositi criminali: pedinamenti degli obiettivi, annotamenti di orari, rilievi fotografici, rapporti sui sopralluoghi e altro materiale scaricato da Internet. Il trofeo più goloso delle indagini è comunque per noi la registrazione dei resoconti degli anni vissuti da La Mantia prima a Milano nelle Br e poi in carcere. La Mantia si racconta ai nuovi suoi amici, senza sapere di essere intercettato. Spiega loro che prima del sequestro Moro, “i loro ideali stavano prendendo piede all’interno della politica e della cultura” che “Tanti politici vendevano bene questo progetto politico che le Brigate Rosse stavano portando avanti…” e che “C’é un grosso nucleo ancora di compagni sparpagliato”.

Non era un rapimento ma un progetto culturale

Per questo La Mantia, Pistritto ed i loro sei presunti sodali (Emanuele Walter Scicolone, Angelo Bruno Greco, Carmelo Di Pietro, Gaetano Graziano Russello, Salvatore Ganci, e Gianluca Scollo) furono rinviati a giudizio per associazione mafiosa e per delinquere finalizzata alla detenzione di armi ed esplosivi e  sequestro di persona a scopo di estorsione. Non riusciamo a capire gli esiti del processo ma la stampa dell’epoca racconta di una assurda difesa di La Mantia. Quello che progettava coi suoi compari mafiosi non era un rapimento. Era un progetto culturale. Il banchiere volevano prelevarlo solo per intervistarlo per un libro! Qualunque cosa ha realmente detto ha certamente convinto i giudici. E’ stato assolto.

Per questo, oggi nuovamente in libertà, da sfoggio della sua sublime logica e capacità di ragionamento. E’ diventato sovranista, negazionista e antivax. Per combattere la sua battaglia ha cercato nuovi sodali. Dopo i brigatisti di Milano ed i supposti mafiosi di Gela è riuscito ad immischiarsi con un “personaggio altolocato”. Chiamatelo come volete. Dudù, Cocò o Er Pomata. Tanto resta chiaro che si tratta di quel gran pagliaccio di Enrico Montesano.

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